L’opera Taci anzi parla – parte della mostra personale Velme, a cura di Beatrice Merz a Ca’ Rezzonico Museo del Settecento Veneziano a Venezia – si ispira al dipinto di Pietro Longhi Il Rinoceronte (1751) – custodito a Ca’ Rezzonico, in cui una dama indossa una maschera dell’epoca, a uso unicamente femminile, detta «moréta» o servetta muta: un ovale nero con due buchi in corrispondenza degli occhi. Si tratta di una maschera che si poteva tenere sul volto soltanto stringendo tra i denti una mordacchia e costringendo quindi le donne che la indossavano a tacere. L’artista la riproduce da un calco del proprio volto e la colloca all’altezza dello sguardo del visitatore in una teca trasparente installata nel boudoir di Ca’ Rezzonico – nel Settecento riservato alle donne – per rendere visibile anche il retro, normalmente nascosto, e quindi la condizione di silenzio imposta alla donna durante secoli di patriarcato. Il titolo cita il libro Taci anzi parla. Diario di una femminista (Scritti di Rivolta Femminile, 1978) di Carla Lonzi, teorica del femminismo radicale italiano.
Taci, anzi parla
2017
Garza gessata, mordacchia in legno cucita, 15 × 13 × 7,7 cm; teca di plexiglass 30 × 30 × 30 cm. Veduta dell’installazione Ca’ Rezzonico Museo del Settecento Veneziano, Venezia. Foto di Renato Ghiazza, Roberto Marossi. Courtesy: dell’artista; Fondazione Merz, Torino
