Staccando l’ombra da terra è il titolo di un’installazione pensata in due versioni a Roma: una esposta temporaneamente a Villa Borghese, l’altra installata permanentemente presso la Casa Circondariale Femminile del carcere di Rebibbia, dove il progetto è stato concepito insieme a un gruppo di donne recluse, in un ciclo di incontri durante la pandemia. L’opera è composta da un’altalena che oscillando produce l’immissione di aria nelle canne d’organo disposte ai lati – come fossero sbarre di una cella – che emettono un suono simile al respiro umano. Il titolo – preso dall’omonimo romanzo del 1994 di Daniele Del Giudice – così come l’incisione sull’altalena «vogliamo respirare la stessa aria», suggeriscono la voglia di libertà insita nel volo e un senso di coesistenza sul pianeta che va aldilà delle limitazioni imposte sui corpi.
Staccando l’ombra da terra #1, #2
2021
#1, ventisette canne d’organo, basamento, altalena in acciaio, componentistica meccanica ed elettronica, aria compressa, suono, 323 x 400 x 150 cm. Veduta dell’installazione parco di Villa Borghese, Roma. Foto di Simon Exéa
#2, otto canne da organo, basamento, altalena in acciaio, componentistica meccanica ed elettronica, aria compressa, suono, 294 x 190 x 150 cm. Installazione permanente Casa Circondariale Femminile Germana Stefanini, Rebibbia, Roma. Foto di Simon Exéa
Courtesy: dell’artista, Beautiful Nature 2021, Roma; Fondazione Merz, Torino
Opera realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz, Torino; Casa Circondariale Femminile Germana Stefanini, Rebibbia, Roma
Partecipanti al laboratorio: Sonia A., Rossella C., Gioia M., Angela P., Roberta P. e Daniela Z.
