Lek – parte della mostra personale Fame d’aria, a cura di Matteo Lucchetti presso la Galleria Lia Rumma di Napoli – si compone, in un assemblaggio di apparente emergenza, di pezzi tra loro eterogenei, quali l’asta di un microfono zavorrata con un sacco di sabbia antiallagamento, sormontata da un richiamo tentacolare per uccelli che ripetutamente si gonfia e si sgonfia a ritmo del respiro, come la corona di un volatile. La parte dell’opera che ospita il motore oltre a rendere visibili i componenti funzionali e meccanici accoglie una pietra di folgorite, minerale generato dalla scintilla dei fulmini su un terreno ricco di quarzo. In biologia Lek («gioco» in svedese) è una forma di corteggiamento con la quale i maschi di una specie si esibiscono per la seduzione delle femmine. Qui, tuttavia, l’incontro d’amore è di tipo interspecie e incentrato sul tentativo, impossibile, di creare una macchina che ci permetta di ascoltare il respiro dei pesci – inudibile per l’orecchio umano poiché a una frequenza di 40 hertz – e basato sul processo di estrarre ossigeno dall’acqua attraverso le branchie, emulato dal respiratore medico che allude al respiro assistito.
Lek
2022
Asta da microfono, richiamo per passeri di gomma, zavorra antiallagamento, motore, folgorite, serbatoio aria, timer, ventilatore, acqua, umidificatore aria, 170 x 70 x 177 cm. Veduta dell’installazione Galleria Lia Rumma, Napoli. Foto di Danilo Donzelli
